Il Chili 3, taglia XXS è appena arrivato ma purtroppo la giornata non è delle migliori. E comunque, intanto, con Ulisse andiamo in decollo ad aspettare che la base si alzi.
Il Chili 3 è piccolo piccolo, con pochi cordini colorati, morbido in decollo, anche con un alito di vento, e i jet flap, che appena li devo vado a chiedere a cosa servano (abbassano la velocità di stallo)
Questa taglia (55-75 kg) mi permette di volare senza zavorra. Una favola!
Prima Parte (sabato)
Il volo delle 11 chiaramente salta, aspettiamo allora quello delle 13 per ambientarsi. Esco insieme al biposto per approfittare di una risalita, fuori non c'è quasi niente anche se la base si è alzata.
La vela è molto veloce, e molto molto efficiente, tanto che arrivo sopra l'atterraggio con oltre 600mt di quota.
Non essere affatto allenata a volare senza zavorra mi dà la sensazione di essere un po' scarica, mi sembra talvolta di ballare un po' nella selletta nonostante il niente lì fuori, e in virata, porto fuori il peso per iniziare la manovra.
Mi sembra che la vela rallenti in ingresso, come se entrasse ritardata. Dove di che, invece, la vela si inclina e la virata è morbida e stretta quanto la vuoi.
Si torna su. Gli altri sono già usciti. La situazione delle termiche non è molto meglio, giro valori molto deboli sulla palazzina, e su Matraia, poi seguo il biposto verso lo spigolo di Ciciana.
Recupero oltre 600mt, ed entro in base! Un po' degli altri - come ama dire Andrea - sono sotto.
La termica all'inizio è molto debole, tanto che mi porto sullo spigolo (se stacca, è lì!) ed inizio a girare ascoltando il vario (+0.3, +0.6). I primi due giri sono solo "secondo il vario", dopo invece il tutto mi sembra organizzato, e basta seguirlo.
I valori sono così deboli che l'impressione è che non sia la vela a dirmi dov'è la termica, non solleva un lato, ma che sia io a suggerire e solo dopo il primo giro la vela prenda la sua inclinazione di virata e tutto sia più facile.
Feeling: dinamica e performante
Senza dubbio si muove, abbastanza. Reattiva sui comandi, mentre nell'ingresso in termica sembra rallentatare. Anche se ancora non so se quest'impressione è dovuta ad un carico diverso sulla selletta (spostare 5 kg sul baricentro rende le manovre più efficaci) al quale non sono affatto abituata. Anche nel debole, però, mi ha portato in base!
Ho bisogno senza dubbio di un'altra prova...
(fine prima parte)
domenica 29 settembre 2013
domenica 15 settembre 2013
DEMO #1 - MISTRAL 7
Da qualche tempo mi sono convinta che dopo due anni con il Dragon è ora di cambiare. La fine dell'estate, l'autunno sono perfetti per questo. Ogni tanto faccio un giro sul web per vedere cosa è disponibile per la mia taglia e le mie capacità. Ben poco, di solito.
In settimana però, mi sono decisa, ho fatto qualche telefonata, ed ecco: sabato è arrivata la prima demo.
Si va in decollo con la rossa, per il primo volo di ambientamento (grazie Ulisse per recupero ed assistenza!). Il Mistral 7 XS è piccola piccola, fa quest'impressione, 3 linee, le bretelle ed i cordini sottilissimi. Si fanno due gonfiaggi e poi, via, esco, per saggiarla lì fuori, in aria calma. Qualche virata, timorosa all'inizio, poi più decisa. Provo lo speed, e poi in atterraggio.
Atterro, e si torna di corsa in decollo, ché il volo di prova è quello delle 14! La giornata è un prefrontale, e promette un po' di vento da ovest. Guardo un po' di decolli poi tocca a me. Gira facile, sale veloce. Costone, palazzina, antenna. Sembra facile...
Il vento da ovest frena un po' tutti, vedo gli altri piantati e lo sono anche io. Però, a differenza del solito, quando il gps mi segnala 10 Km/h non scappo in atterraggio, col dubbio di arrivarci, ma resto lì, a girare, anzi mi sposto sul decollo che si sale meglio. M. e Bracino sono lì ed io... sono più alta! che gioia!
Pochi minuti, giusto il tempo di pensare "ma... sono in base?" e sparisco nel bianco. E' la prima volta che entro in nube in Pizzorne, ed uso la bussola: direzione 210°. Continuo a salire, quota 1700mt. Non ci resto a lungo, faccio le orecchie, e scendo quanto basta per vedere chiaro. Sotto di me l'Angelo. Bracino m'ha visto sparire in nube e se ne è tenuto fuori.
Ho il vento contro, secondo lo strumento 17-25 km/h, ma l'efficienza mi convince, speed 1/2, direzione croce di Brancoli. Intanto si va!
Poco prima della croce, mi viene il dubbio di non arrivarci, alla croce. Viro a destra, sul canale, c'è anche termica, recupero un po', e parto per il traverso della valle di Diecimo.
Mi viene in mente che senza arrivare alla croce non riuscirò ad agganciare, che peccato! Ma tengo lo speed e la direzione. Punto il costone est, ché spesso c'è dinamica, agevolata dal venturi della valle. Se arriverò sopra i fili, proverò a tirarmi su in dinamica, se no, pazienza. Arrivo più alta, faccio due passaggi in dinamica, recupero lo spigolo, poi il cucchiaio. Quindi lo spigolo di Dezza, giro, salgo, mi godo il panorama, cerco il paese dopo il bosco
Esco in valle con 900mt, vado controvento verso sud, giusto per provare ancora un po' lo speed, poi rientro col vento dietro, smaltisco ed atterro.
Ho volato 1h 20m, senza fatica, le creste mi sono sembrate sempre lì ad un passo. Il range di questa vela è 60-80 ed il mio timore era di essere estremamente scarica, nei miei 70 kg in volo + 5 di zavorra. Invece mi sono sentita a casa.
Piuttosto che pensare : ho 1700mt, cosa ci faccio? è stato piuttosto guardare e andare, e arrivarci.
Feeling: professionale. E' la prima parola che mi è venuta in mente. Come quando hai a che fare con un professionista molto bravo e fino a ieri t'eri arrangiato con un cugino.
Precisa, ti suggerisce dov'è la termica, ma aspetta te per entrarci, entra pulita senza fatica, non fatichi a tenerla dentro. Dell'efficienza c'è poco da dire: esaltante!
Giusto un anno fa a Diecimo, in altre condizioni, ho provato il Rush2: emozionale. Nella termica non solo ti suggerisce dov'è ma ti ci tira dentro. M'hanno spiegato che è perché picchia, accelera all'ingresso in termica.
Prossimi passi: Attendo le altre vele in prova, spero presto, per confrontarle, e scegliere alla svelta, che ho voglia di allenarmi!
In settimana però, mi sono decisa, ho fatto qualche telefonata, ed ecco: sabato è arrivata la prima demo.
Si va in decollo con la rossa, per il primo volo di ambientamento (grazie Ulisse per recupero ed assistenza!). Il Mistral 7 XS è piccola piccola, fa quest'impressione, 3 linee, le bretelle ed i cordini sottilissimi. Si fanno due gonfiaggi e poi, via, esco, per saggiarla lì fuori, in aria calma. Qualche virata, timorosa all'inizio, poi più decisa. Provo lo speed, e poi in atterraggio.
Atterro, e si torna di corsa in decollo, ché il volo di prova è quello delle 14! La giornata è un prefrontale, e promette un po' di vento da ovest. Guardo un po' di decolli poi tocca a me. Gira facile, sale veloce. Costone, palazzina, antenna. Sembra facile...
Il vento da ovest frena un po' tutti, vedo gli altri piantati e lo sono anche io. Però, a differenza del solito, quando il gps mi segnala 10 Km/h non scappo in atterraggio, col dubbio di arrivarci, ma resto lì, a girare, anzi mi sposto sul decollo che si sale meglio. M. e Bracino sono lì ed io... sono più alta! che gioia!
Pochi minuti, giusto il tempo di pensare "ma... sono in base?" e sparisco nel bianco. E' la prima volta che entro in nube in Pizzorne, ed uso la bussola: direzione 210°. Continuo a salire, quota 1700mt. Non ci resto a lungo, faccio le orecchie, e scendo quanto basta per vedere chiaro. Sotto di me l'Angelo. Bracino m'ha visto sparire in nube e se ne è tenuto fuori.
Ho il vento contro, secondo lo strumento 17-25 km/h, ma l'efficienza mi convince, speed 1/2, direzione croce di Brancoli. Intanto si va!
Poco prima della croce, mi viene il dubbio di non arrivarci, alla croce. Viro a destra, sul canale, c'è anche termica, recupero un po', e parto per il traverso della valle di Diecimo.
Mi viene in mente che senza arrivare alla croce non riuscirò ad agganciare, che peccato! Ma tengo lo speed e la direzione. Punto il costone est, ché spesso c'è dinamica, agevolata dal venturi della valle. Se arriverò sopra i fili, proverò a tirarmi su in dinamica, se no, pazienza. Arrivo più alta, faccio due passaggi in dinamica, recupero lo spigolo, poi il cucchiaio. Quindi lo spigolo di Dezza, giro, salgo, mi godo il panorama, cerco il paese dopo il bosco
Esco in valle con 900mt, vado controvento verso sud, giusto per provare ancora un po' lo speed, poi rientro col vento dietro, smaltisco ed atterro.
Ho volato 1h 20m, senza fatica, le creste mi sono sembrate sempre lì ad un passo. Il range di questa vela è 60-80 ed il mio timore era di essere estremamente scarica, nei miei 70 kg in volo + 5 di zavorra. Invece mi sono sentita a casa.
Piuttosto che pensare : ho 1700mt, cosa ci faccio? è stato piuttosto guardare e andare, e arrivarci.
Feeling: professionale. E' la prima parola che mi è venuta in mente. Come quando hai a che fare con un professionista molto bravo e fino a ieri t'eri arrangiato con un cugino.
Precisa, ti suggerisce dov'è la termica, ma aspetta te per entrarci, entra pulita senza fatica, non fatichi a tenerla dentro. Dell'efficienza c'è poco da dire: esaltante!
Giusto un anno fa a Diecimo, in altre condizioni, ho provato il Rush2: emozionale. Nella termica non solo ti suggerisce dov'è ma ti ci tira dentro. M'hanno spiegato che è perché picchia, accelera all'ingresso in termica.
Prossimi passi: Attendo le altre vele in prova, spero presto, per confrontarle, e scegliere alla svelta, che ho voglia di allenarmi!
lunedì 5 agosto 2013
DOLOMITI
Dopo diversi week end fuori casa, pianificati e poi rimandati per aver troppo dato retta alle previsioni, questo week end è diverso. Ulisse e Giò vanno a volare verso Feltre. Ci si aggrega. Punto. Da Firenze sono sono circa tre ore.
Nonostante il palio di Feltre, Booking.com funziona benissimo per trovare una sistemazione in zona atterraggio a un prezzo decente. Si prenota giovedì, e il venerdì su va a lavorare con la vela e lo zaino già in macchina, che quando suona la campanella si parte. Da questo punto di vista, la rossa è perfetta. Nel bagagliaio ci stanno esattamente vela, casco, strumenti, zaino e zavorra. E anche costume e asciugamano, s'intende.
Sabato le previsioni danno una giornata oltremodo stabile, siamo appena sopra l'inversione e insomma alle 10 siamo già in decollo, il caldo è appiccicoso, e anche in quota migliora solo di un po'. Ci sono i ragazzi delle scuole locali.
Ma il segnale che è ora di uscire ce lo danno un po' di falchetti che salgono leggeri alla nostra destra. Giò non aspetta oltre, si prepara ed esce. In un attimo è già lì a girare quella termica. Nonostante le previsioni con basi a 1500 anche io raggiungo i miei 1700 mt sullo spigolo sopra un boschetto di pini.
Si gira stretto e stare nell'inversione si fa sentire sullo stomaco: bolle bolle e ancora bolle, nonostante il suono debole del vario. Mentre faccio top, ecco che sono usciti i locali, Ulisse si accoda e ci aspetterà giù alla birreria. Torniamo in decollo più per il fresco che per la planata della sera. M. si offre di fare il recupero e mi aiuta a decollare con un filo di vento.
Per la domenica decidiamo di andare sul Dolada, promette quote maggiori e aria meno stabile. I windgram vengono rivisti, al peggio, al mattino, ma intanto si va, poi si vede. Atterraggio, poi in decollo. Almeno farà più fresco. È caldissimo anche lì. Aspettiamo. Giò scalpita, appena esce un pilota che fa qualcosa di più di un dritto, sulla termica del rifugio, ecco ci prepariamo, poi si esce. Anche oggi usciamo praticamente prima dei locali. La termica del boschetto è tutta mia, è accostata alla cresta e la seguo. Menomale ho tutta la zavorra. La termica è impegnativa e insomma, decide lei che si deve girare e da che parte: oggi si gira solo in senso orario. Non ti viene neanche in mente di uscirne. Arrivo a 2050, mentre giro contro monte e penso "cos'era quella cosa che volevo cambiar la vela?". Il giro da fare è l'anfiteatro verso est, intanto mio avvio lungo il costone, più avanti c'è Ulisse.
Più avanti c'è uno scalino sulla roccia, senz'altro lì ci deve essere un punto di innesco. In effetti c'è, e c'è anche un bello schiaffo. I ragazzi completano il giro dell'anfiteatro, io invece torno indietro recupero un po' di quota e mi dirigo verso il lago per poi aspettarli in atterraggio.
Meno di un'ora di volo, però che fatica. Sono davvero poco allenata alla resistenza. Di buono c'è che io quella termica non l'ho mollata, e la vela l'ho gestita al meglio. I domenicali locali, invece, lì attaccati al bosco non sono abituati a starci, abituati come sono a termiche sempre ampie e generose.
C'è da tornarci da queste parti, prima possibile. È bellissimo e maestoso.
Rientriamo, ma perché non passare a vedere dov'è il decollo di Rèvine? Atterraggio immenso, decolliamo da un prato che ci pare il decollo per poi accorgersi che quello ufficiale era un po' più in là. Un'oretta di termodinamica per sgranchirsi un po' e riprendere la strada di casa.
Non è l'andare e fare. La parte più dura sono gli ultimi 170 km del viaggio di ritorno...
Si gira stretto e stare nell'inversione si fa sentire sullo stomaco: bolle bolle e ancora bolle, nonostante il suono debole del vario. Mentre faccio top, ecco che sono usciti i locali, Ulisse si accoda e ci aspetterà giù alla birreria. Torniamo in decollo più per il fresco che per la planata della sera. M. si offre di fare il recupero e mi aiuta a decollare con un filo di vento.
Per la domenica decidiamo di andare sul Dolada, promette quote maggiori e aria meno stabile. I windgram vengono rivisti, al peggio, al mattino, ma intanto si va, poi si vede. Atterraggio, poi in decollo. Almeno farà più fresco. È caldissimo anche lì. Aspettiamo. Giò scalpita, appena esce un pilota che fa qualcosa di più di un dritto, sulla termica del rifugio, ecco ci prepariamo, poi si esce. Anche oggi usciamo praticamente prima dei locali. La termica del boschetto è tutta mia, è accostata alla cresta e la seguo. Menomale ho tutta la zavorra. La termica è impegnativa e insomma, decide lei che si deve girare e da che parte: oggi si gira solo in senso orario. Non ti viene neanche in mente di uscirne. Arrivo a 2050, mentre giro contro monte e penso "cos'era quella cosa che volevo cambiar la vela?". Il giro da fare è l'anfiteatro verso est, intanto mio avvio lungo il costone, più avanti c'è Ulisse.
Più avanti c'è uno scalino sulla roccia, senz'altro lì ci deve essere un punto di innesco. In effetti c'è, e c'è anche un bello schiaffo. I ragazzi completano il giro dell'anfiteatro, io invece torno indietro recupero un po' di quota e mi dirigo verso il lago per poi aspettarli in atterraggio.
Meno di un'ora di volo, però che fatica. Sono davvero poco allenata alla resistenza. Di buono c'è che io quella termica non l'ho mollata, e la vela l'ho gestita al meglio. I domenicali locali, invece, lì attaccati al bosco non sono abituati a starci, abituati come sono a termiche sempre ampie e generose.
C'è da tornarci da queste parti, prima possibile. È bellissimo e maestoso.
Rientriamo, ma perché non passare a vedere dov'è il decollo di Rèvine? Atterraggio immenso, decolliamo da un prato che ci pare il decollo per poi accorgersi che quello ufficiale era un po' più in là. Un'oretta di termodinamica per sgranchirsi un po' e riprendere la strada di casa.
domenica 28 luglio 2013
MEMORIAL
Matteo è il fratello della Vale. Da quindici anni Sergio e la moglie lo ricordano con un torneo estivo di calcio a 5. Solitamente maschile, il femminile si gioca di rado.
Io ho smesso di giocare diversi anni fa, e ho perso di vista quasi tutte le bimbe.
Arriva quindi inaspettato un messaggio della Vale: rimette insieme la squadra per il Torneo, ha chiamato le bimbe, quelle che hanno smesso, perché la vita magari ti porta da un'altra parte. Telefono a Fegato: "la Vale ha fregato anche te" mi dice ridendo. "Ci sono anche Elena e Conce". E Ale, Fede, Ila.
Ci troviamo al campo, un martedì, per vedere se ci si ricorda come si fa. Le bimbe arrivano con mariti, compagni, e figli. Grandi. Qualche chilo in più, qualcuno in meno. Ne è passato, di tempo.
Però la stessa grinta, la stessa allegria. Fegato in porta, certo. Non ha perso lo stile. Io chissà se mi ricordo come si fa. I piedi non li ho mai avuti buoni, ma fiato ne ho ancora. I ragazzi per arrivare a 10, per farci correre.
Scarpette e parastinchi li ritrovo in una scatola, sul ripiano più alto dello stanzino, riposte insieme alle scarpe chiodate: come si fa a buttarle? Quelle della Vale, dice, sanno di muffa.
Domenica il Torneo, triangolare femminile. C'è anche Luciana Belli-Capelli, venuta apposta da Roma, e Giusi in una forma invidiabile.
Si gioca, e si fa festa. E nonostante i cambi, di fiato per correre non è che ne abbiamo molto.
E al momento delle premiazioni Fegato porta in campo i palloncini per Matteo: sempre nel cuore
sabato 27 luglio 2013
lunedì 1 luglio 2013
LA MAGIA DEL PRATO FIORITO
C'è la festa, su al Prato. Dal tramonto al tramonto.
Dei volatori non c'ha creduto quasi nessuno. Incerti sulla meteo che promette basi a duemila ma copertura totale a partire dalle 14. Sabato sera Whatsup mi mostra il windgram insieme all'invidia di chi deve ripartire. Domenica guardo le blipmaps, e la copertura è proprio lì, dal Prato Fiorito verso l'appennino. Quella copertura prevista per il primo pomeriggio fa rinunciare i più. C'è chi dice che in Pizzorne sarà migliore e che a Prato Fiorito magari ci verrà in volo.
Alle 11 la voce squillante di Marco il dentista ci avverte che lui è già lì sul Prato, per la festa e un po' di trekking, ovviamente ha con sé la vela. Si va sul prato è deciso! Io e M. con due auto, per l'eventuale recupero. La rossa è alla sua prima gita, la lasciamo a San Cassiano.
Il Prato è davvero magico. Non c'è quasi vento. Si stanno formando i cumuli sul Mosca, e ce ne sono oltre la valle. Il panorama è magnifico. Si sale a piedi, senza aspettare oltre, che, se la copertura avanza a coprire il sole, le termiche si spengono e ci tocca atterrare.
La salita sul Prato è come sempre impegnativa, coi miei 20 kg di zaino e poco allenamento.
Riprendo fiato e mi preparo. Sta cumulando: è bellissimo.
Esce M. a far da cavia, e sale subito, gratis. Tocca a me; non salgo, anzi. Mi porto davanti ai camini per recuperare un po' di quota. La termica è lì fuori, appoggiata al costone, basta recuperare i primi metri poi è tutto più facile e il cumulo sopra il Prato tira su che è un piacere. Non c'è quasi neppure bisogno di girare. Sento la cabrata, il vario fischia forte, mollo i comandi, appoggio le mani sulle bretelle, respiro e mi preparo alla picchiata che seguirà. In pochi secondi ho recuperato quasi 400 metri. Il vario registra un +7.5.
È bellissimo e dolce. Sugli appennini c'è un tetto bianco proprio sopra la nostra testa, invitante. Mi dirigo verso il Mosca, sullo spigolo anzi sono ancora più alta, faccio due giri e proseguo sul costone, verso le Tre Potenze. L'Orrido è alla mia sinistra, ed oggi posso ammirarlo in tutto il suo splendore.
Accanto al Rondinaio un aereo di linea ha la mia quota. Che ci fanno così bassi? Ma lo sanno che ci siamo anche noi? Proseguo finché il vario debolmente suona. Poi decido di rientrare.
Non fossi stata da sola, oggi sarebbe stata perfetta per il giro del pollaio, come lo chiamano quelli bravi.
Nel frattempo M. è andato ad atterrare da Beppe. L'altoparlante della festa lo saluta. Aspetteranno inutilmente anche noi, ma Marco è andato ad atterrare giù a San Cassiano (tornerà su con la rossa), e io so bene che quell'atterraggio non è proprio adatto a me... e poi: ho da proseguire il mio giro! Sorvolo la festa a 1900 mt poi di nuovo a spasso sul Prato. Vado a smaltire sul Coronado, e sono pronta per il top.
Ci godiamo la festa. Scopro con piacere che sindaco, assessore, organizzatori sono ex volatori, di quelli dei tempi che furono. I primi a volare nella valle. C'era il Betti, ricorda M. "Ma sono io il Betti!" ribatte il sindaco: in vent'anni deve essere un po' cambiato...
È ora di rientrare ma ecco c'è un' altra vela sul Mosca, fa un paio di giri ed atterra da Beppe: è Endrio arrivato dalle Pizzorne, in tandem. Dichiarata vale doppio...
martedì 25 giugno 2013
OLUDENIZ ( VIA PISA - RHODI)
Fine maggio. Piove da settimane, non si vola quasi mai. Shila ha la bronchite, e poi dove la porti con tutto quel fango? Un po' di pubblicità solitamente fastidiosa suggerisce voli a prezzo stracciato, e allora il passo è breve: mentre cerco un volo da Pisa per una destinazione econimica qualunque senza pioggia nel week end mi viene in mente che c'era in estate un Pisa-Rodi con la Rayan, e un traghetto per Fethye.
Eccolo: c'è! Controllo orari e prezzi. In pochi minuti si chiedono le ferie, si compra il biglietto con la Rayan, con 20 kg di bagaglio in stiva e si prenota la prima sera a Rodi. E si prepara la borsa, e si mette la sacca della vela sulla bilancia che la partenza è di lì a 5 giorni.
Si lascia a casa la pioggia e si va verso il sole!
Sabato pomeriggio a Rodi. E' evidente fin da subito metà del bagaglio potevamo lasciarlo a casa: è caldo, finalmente! Sfodero un po' del mio greco arrugginito per leggere i cartelli stradali (che buffo!) e approfittiamo per visitare la città vecchia, la cittadella e il porto. Più o meno da queste parti mio nonno ha fatto parte della guerra. Scambio con babbo e zio le foto di posti che avevamo solo sentito raccontare.
Al mattino di buon ora al porto. Solo che invece del traghetto c'è l'aliscafo. La domenica pare che Fethye sia una meta piuttosto gettonata e difatti non c'è posto. Unica destinazione in Turchia è Marmaris, un paio di ore più a nord. Vabbè: intanto si va, poi ci si riorganizza.
Finalmente Ölüdeniz! Il lunedì siamo sulla prima navetta. Si entra nel parco e l'aria si fa più fredda: si inizia a salire tra i pini. Arriviamo al decollo intermedio 1770 mt, è lastricato, invitante. La vista è magnifica, e le foto e il video della telecamera che avrò sul casco non rendono giustizia al blu, alle isole, ai colori. Aspetto mentre partono i bipostisti. "TakeOff!" gridano per indicare che è il loro turno, e le vele colorate si alzano in volo con un fruscio.
Mi metto in coda, è il mio turno. Quello che mi aspetta è una planata, che da quella quota equivale ad una mezz'ora di panorama mozzafiato sulla laguna blu, e atterraggio sul lungomare. Mi godo il volo, e l'azzurro, e il profumo del mare.
Si va in spiaggia, e si torna in decollo con l'ultima navetta del pomeriggio.
SkySport è la nostro riferimento: oltre alle navette ci noleggia un'auto per visitare il canyon di Saklikent e uno po' di Turchia meno turistica, e quando gli chiedo di organizzarci una gita iper la Valle delle Farfalle, Mike ci propone invece una rilassante crociera in barca a vela. Per l'equivalente di 17€ pranzo compreso ci godiamo il silenzio del mare, il fruscio delle vele, e i tuffi di isola in isola.
Il venerdì si torna a Rodi (questa volta con l'aliscafo!) per 4 giorni di mare e pini. La nostra base è a Lyndos: case bianche, l'acropoli e il fantastico yogurt del Mosaic.
A Rodi è tutto turistico ma la stagione ovviamente deve ancora iniziare, e soprattutto gli italiani non sono ancora arrivati! Esploriamo un po' la parte orientale dell'isola. Ci fermiamo a fare benzina, e il gestore ci regala quattro fichi buonissimi!
Ceniamo in una trattoria gestita da due anziani signori. La crisi è arrivata anche da loro e ne parliamo in una lingua mista tra greco, italiano, inglese e francese. Ordiniamo τζατζίκι e insalata greca e in più ci portano uova sode ancora calde, formaggio, yogurt con la marmellata, tutto fatto in casa con ingredienti del loro orto. Loro pasteggiano accompagnandosi con caraffe di grappa e ghiaccio allungata con l'acqua (ούζο), e lo assaggiamo anche noi. Ci siamo così divertiti che salviamo sul navigatore il punto gps e ci torniamo a cena due giorni dopo.
Verso sud si susseguono spiagge semideserte e acqua blu. Ovviamente ci lasciamo ammaliare...
SkySport è la nostro riferimento: oltre alle navette ci noleggia un'auto per visitare il canyon di Saklikent e uno po' di Turchia meno turistica, e quando gli chiedo di organizzarci una gita iper la Valle delle Farfalle, Mike ci propone invece una rilassante crociera in barca a vela. Per l'equivalente di 17€ pranzo compreso ci godiamo il silenzio del mare, il fruscio delle vele, e i tuffi di isola in isola.
Il venerdì si torna a Rodi (questa volta con l'aliscafo!) per 4 giorni di mare e pini. La nostra base è a Lyndos: case bianche, l'acropoli e il fantastico yogurt del Mosaic.
A Rodi è tutto turistico ma la stagione ovviamente deve ancora iniziare, e soprattutto gli italiani non sono ancora arrivati! Esploriamo un po' la parte orientale dell'isola. Ci fermiamo a fare benzina, e il gestore ci regala quattro fichi buonissimi!
Ceniamo in una trattoria gestita da due anziani signori. La crisi è arrivata anche da loro e ne parliamo in una lingua mista tra greco, italiano, inglese e francese. Ordiniamo τζατζίκι e insalata greca e in più ci portano uova sode ancora calde, formaggio, yogurt con la marmellata, tutto fatto in casa con ingredienti del loro orto. Loro pasteggiano accompagnandosi con caraffe di grappa e ghiaccio allungata con l'acqua (ούζο), e lo assaggiamo anche noi. Ci siamo così divertiti che salviamo sul navigatore il punto gps e ci torniamo a cena due giorni dopo.
Verso sud si susseguono spiagge semideserte e acqua blu. Ovviamente ci lasciamo ammaliare...
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