mercoledì 9 aprile 2014

Santa Elisabetta

"Quien sabe? solo le montagne non si incontrano, e l'Arizona non è poi così lontana quando hai voglia di vedere gli amici."

Se ne parlava da mesi, d'andare al meeting di Monterosso. L'anno scorso si era sovrapposto ad una gita con Shila nella neve, e, vabbè, non ci eravamo incontrati. 
Quest'anno mi ero ripromessa, più che fissare una data, di fissare un evento: quello di un amico che trovava un week end per sfuggire agli impegni familiari, di recente arricchitisi di nuova gioia, e tornare a staccare i piedi da terra in compagnia degli amici. 

Nel dubbio porto anche la tenda, vai a sapere dove si finisce a dormire. La rossa è già pronta s'intende, fin dal venerdì. Il meteo un po' meno. Lo seguiamo da giorni: è incerto, prospetta nord, poi lascia sperare almeno per la domenica, poi di nuovo nord. 
Santa Elisabetta, nel frattempo, promette basi a 2000 per l'intero week end e lascia sognare...

C'è poco da dire: intanto mi avvicino, venerdì sera a cena dai Bovi per risparmiare i primi 100-150 km sul week end. Non resta che controllare sabato mattina sul presto, per avere il tempo di spostarsi.
Alle sette sono già operativa: Mauro è in piedi dalle sei, come sempre. La voce al telefono parla sottovoce per non svegliare i suoi cari, e mi descrive venti infausti e piogge su Toscana e Liguria. Inutile pensarci troppo: ci si vede da te, tra tre ore.

Con le Alpi di fronte, e qualcuno che ti spiega cresta dopo cresta, diventa evidente che la geografia non è mai stata il mio forte: la Valle d'Aosta è davvero una valle. Ma guarda! me l'avessero spiegata con Google Earth, a scuola, almeno avrei dato senso a tutti quei nomi.

C'è il sole, a Santa Elisabetta, e gli occhi ridenti di chi finalmente rimette i piedi sul decollo. La navetta, un panino con il gorgonzola di capra, una mela.
WhatsApp sulle chat ha i visi tristi di chi, a casa, guarda la pioggia, e s'interroga se si volerà domani.
Si esce, fuori è un po' mossa, si balla un po', ma si sale. In fondo è primavera.
Il Mistral è magnifico, o forse mi ci sento davvero a mio agio. Anche se non riesco a fare a meno della zavorra. Continuo a caricarmi dei miei soliti 4 kg tra piombo e acqua.
Salgo, mi parcheggio sull'antenna , poi mi metto a seguire gli altri per un po', che tanto Lu in due giri mi riprende di sicuro. È proprio mossa, però! Il vario alla fine registra un +7.
Luciano ha da togliersi sei mesi di ruggine, e preferirebbe una rilassante primavera meno ballerina.

Ci vediamo in atterraggio nel sole, e approfittiamo di quell'immenso prato verde per allenarmi un po' nel controllo della vela a terra. Ho avuto bisogno di un paio di tentativi per il decollo, e la mia guida non me la lascia certo passare liscia.
Un selfie strafottente per la chat dei volatori delle Pizzorne: "il team è il team" come ama dire Andrea "anche oggi abbiamo volato".
Per un po' aspettiamo Pupillo, se mai gli servisse un recupero, poi decidiamo di spostarci a Torino, per un giro in centro, ché non ci sono mai stata. Claudio chiama diverse ore dopo: si è sparato i suoi 97 km....

È magnifico: il museo del cinema, la Mole Antonelliana, la vista notturna sulle luci della città descritta nelle piazze, palazzi, chiese, portici dalla voce di chi ci vive. Francesca d'Orleans sembra di vederla, triste nei suoi sedici anni a guardare i cervi nel parco e a rimpiangere Parigi.
È primavera anche in città, si cena all'aperto, le strade sono piene di gente, ci sono i ragazzi che suonano.

Domenica di nuovo gorgonzola, navetta e via in decollo. Partiamo forse troppo presto. Le termiche non sono ancora organizzate, si sta su a fatica, le bolle sono strette, non si riesce a salire, ed è più mossa del giorno prima. Insomma, si buca.
Si torna in decollo (grazie Paolo!).  Il vento è storto e rafficato ed i ragazzi decollano con  fatica.
Dovrei aspettare che la giornata si organizzi un po' meglio ma potrebbe essere tardi per le mie 5 ore di viaggio, e inizio a sentire un po' la stanchezza. Scendo in auto, e lascio Lu in decollo, con l'idea di farsi almeno una planata.

Me lo vedo arrivare raggiante che sono in atterraggio già da un po'. La giornata si è aggiustata, ha fatto un giro, provato due wing-over, e lui e il suo Avax XC2 sono di nuovo una cosa sola.

Qualcuno mi chiama: ma guarda: la Robi toscana! I Banditi del Cornizzolo sono a volare a Santa Elisabetta. Certo dopo aver visto dei matti presentarsi a Galbiga con un preavviso ridicolo e un viaggio di diverse ore, come potrebbero dimenticarsi di me?

Ci si vede di nuovo a Santa a metà maggio per la XC GangBang, ragazzi. Ormai ho imparato la strada.

lunedì 31 marzo 2014

Diecimo, verso Nord Ovest

Sui Windgrams c'è est un po' forte, ma basi a 2000 a Diecimo  e in Pizzorne. E la festa per Tatiana, il nuovo Sint Wind. Ci si facesse almeno a decollare...

A Diecimo promette Sud in decollo nelle ore centrali, sarà da crederci. È la nostra valle, riparata ad est dalle Pizzorne appunto, e arricchita dal venturi del Serchio. 
Da qualche tempo però capita di trovarmi sul decollo sbagliato, quello dove non c'è aria per partire, o ce n'è troppa mentre di fronte li vedi alti e colorati.

Vabbè, c'è da preparare la festa. Io e Marco il dentista si va a Diecimo, intanto, si fa la spesa, si mettono le birre in fresco nel fiume. In atterraggio il vento è da nord, ma è presto ancora. Almeno, c'è il sole.
Arrivano i ragazzi, c'è attesa. Ecco il nord si attenua, si chiama Tatiana: in decollo sembra buona, intanto si va! Whatsapp mi porta i baci di una bimba, le mie bolle di sapone, e l'invidia di chi da lontano vede disegnata la base a duemila su Lucca. 
Esce Stefano e in due giri è già altissimo. Forza ragazzi: tutti fuori.

Il vento in decollo è perfetto, mi zavorro (è primavera, e a duemila, se mai ci fossero, mica ci si arriva gratis) e mi preparo, prima che il vento decida di fermarsi o di girarsi da est. 
Esco e vado subito su Dezza, si deve salire di sicuro. È frizzante e giocosa, 1200 intanto poi torno sul decollo e in valle a riprendere fiato, e la attacco di nuovo. 
Oggi si sale: è bellissimo! Stringo i denti e giro, e il vario mi mostra numeri che non avevo visto mai. Ma davvero ho 2250 ? A Diecimo?
Almeno avessi agganciato la videocamera... il Prato Fiorito è lì di fronte, e dall'altra parte le Apuane bianche di neve.

Guardare e andare, che oggi la quota c'è, e ho voglia di metterci un po' di strada. Sì, ma dove, con tutti questi boschi? Davanti a me la vela di Amelio è già partita per il traverso. Ma non l'aveva cambiata? È Gabriele, scoprirò poi. 
Un po' di speed per il traverso, il vento viene dal fiume, perdo di vista la vela blu, l'ho vista girare verso il fiume, ma dove proverà a risalire? Sono in discendenza ma non mollo e punto la cresta che ho davanti: se c'è deve staccare lì. Da qui a guardare indietro non riconosco niente, non vedo la cava, chissà dove sono. A guardare verso il fiume, il ponte m'è parso quello di Fornaci di Barga, ma non è possibile, in auto ci vuole un sacco, ed io sono in volo solo da mezz'ora, non posso essere così lontano. 
È quello, invece.. Sono a nord di Vallico di  Sopra, sul monte Penna.

Ok, sono da sola, non so dove sono, c'è da tornare indietro,e 1400 sono pochi per tornare. Ma oggi salgono anche le pentole, deve staccare da qualche parte qui intorno. M'affaccio sulla valle di Turrite Cava. Eccola c'è: 1800,  ho la quota per tornare. 

A terra si fa festa. Oggi a Diecimo ci sono proprio tutti, che oggi in tutta la Toscana si vola solo qui e si fanno quote strabilianti. Mi faccio spiegare dove sono stata, che io e la geografia proprio non ci capiamo, nemmeno nei monti sotto casa. A guardar la traccia, quando sono tornata indietro avevo la Pania di fronte, e nemmeno troppo lontana.

Qualcuno mi dice: ma lo sai che oggi, con quella quota, se andavi verso Ovest, passavi il Prana e saresti potuta arrivare al mare? che pollo che sono ancora... 
Ma oggi ho fatto la quota e i chilometri di quelli bravi e sono tornata da sola, e tanto basta.

martedì 28 gennaio 2014

Shila


Io e Shila, verso Lucca

"Adesso che conosci gli arabi, nessun altro cavallo ti sembrerà uguale". Mauro il Bove ha come sempre sempre poche pochissime parole, ma non riesce a nascondere un certo orgoglio di Said, e di Shila, e,  sì, anche di me, sua allieva. Ci alleniamo insieme ormai da qualche anno, io e Shila, e a poco a poco ci fondiamo, ci somigliamo. Niente a che vedere con la simbiosi tra Mauro e Said, s'intende.

Nevrili, orgogliosi, leali, intelligenti, fieri, di sangue caldo. Questo ci si aspetta dagli arabi.
Piccoli, compatti, agili, sul metro e mezzo al garrese, e coi piedi piccoli.  
Shila ama la competizione, sempre pronta a cogliere i segni di un imminente sperato galoppo. Le basta avere accanto Said maestoso a chiedere di poter correre, per fare altrettanto e saltellare sulle punte.
Ogni giorno è una crescita continua, ogni giorno lei ti metterà alla prova, a dimostrarti che, sì, ti ubbidirà perché è domata, ma rivendica il suo carattere e pretende che tu sia all'altezza. Ogni giorno ti conquisterai la sua fiducia, ogni giorno lei proverà a rimetterla in discussione aspettandosi da te una guida leale. 

È una lente d'ingrandimento, una cartina tornasole. Quando arrivi al mattino, come stai lo sa prima di te; se hai un pensiero, un tarlo, un'incrinatura, dolore o rabbia ne approfitterà. Ti costringe ad essere determinata, con la voce e con i gesti. Non sarà la frusta a farti ubbidire se tu per prima non sei chiara in quello che le chiedi, se non ci credi per prima. Un comando sporco sarà eseguito male, o non sarà eseguito affatto.
E se invece sei lieve e decisa, ti ripagherà con la stessa moneta, pronta, attenta, coi muscoli  tesi pronta ad aspettare il prossimo comando.

E poi capita che per farti ubbidire basta un comando a mezza voce, la postura del corpo e lei è pronta, con le orecchie attente, a fermarsi o a partire al galoppo. Che la lasci sul prato a pascolare e all'ora di cena la chiami, le fischi, le indichi la stalla e lei se ne torna tranquilla. 

Ci somigliamo, pare. Forse per questo, in quel trotto spigoloso e insofferente cui ama sottopormi sulla via del ritorno la chiamo "stronzetta"...

lunedì 18 novembre 2013

La Traversata

Ne avevo sentito parlare, della traversata Galbiga - Bellagio, e appena sono apparse due righe su FB s'è iniziato a pensare di metter su un po' di strada per un volo in allegria.
L'ottimismo di Marco, il presidente, è contagioso. Ci si conta, ci si prepara. Contatto Alberto e i Banditi, per quel minimo di informazioni che servono, e Fabrizio che non sento da un po'.
Sono un po' dei ragazzi conosciuti a SheFly ed ho proprio voglia di rivederli!
Per la meteo non è buona per il week end 10-11 novembre... aspettiamo la settimana successiva. Lo zaino è pronto, ma la meteo è incerta. L'idea sarebbe di partire il venerdì sera per un paio di giorni di volo, ma invece il giovedì, ed anche il venerdì il CornizzoloInVolo non ha ancora deciso. Pare che salti di nuovo, e rinunciamo ad un viaggio a vuoto.

Sicché il sabato in Toscana c'è vento forte, ma anche un po' di sole, e di stare a casa non ho voglia. Tolgo la vela dalla rossa e penso di fare un giro per le colline. Ho fatto solo pochi km (e menomale, che poi si perde il segnale) che arriva il messaggio di Alberto. Hanno appena deciso: la traversata è per domani.
Accidenti, se eravamo partiti...  Mando qualche sms ai Bovi, ma ormai non ci credo.
E invece un attimo dopo arriva squillante la voce di Marco: "Allora? si va?". Torno di corsa a prendere la vela, poi un "37" (prosciutto arrosto, funghi, maionese) in Piazza del Campo, e pronti a partire, a Firenze, alle 16.30.
Con così poco preavviso ed un solo giorno di vacanza, la squadra è ridotta, purtroppo. C'è chi ha già preso impegni per la serata, chi pensa di partire il giorno dopo. Destinazione Argegno, sul lago di Como!



La mattina ci si incontra coi Banditi, e si sale sul Monte Galbiga.

I ragazzi del CornizzoloInVolo e i Banditi sono un spasso. Allegri, colorati, coinvolgenti. Con Alberto e Edo ci scambiamo le maglie, per un nuovo e duraturo gemellaggio. Io quelle del club le ho portate apposta...
Al rifugio Venini si aspettano i ragazzi che stanno salendo a piedi, che forza! Ulisse e Marco si aggregano alla foto "di rito".
Siamo in base e la visibilità è davvero ridotta. Ma intanto che si aspetta si allacciano nuove amicizie.
Poi tutti in decollo. La nube è così densa che il panorama intanto ci viene raccontato. Tra nebbia e neve è tutto bianco.

Con calma ci si prepara, si mette sul gps la boa dell'atterraggio, si sintonizzano le radio, si spiega il volo, il km da fare sul lago, l'atterraggio a Bellagio. Fabrizio mette la maglia di Diecimo sopra la tuta. Partono le cavie. Sono 30 secondi per bucare la nube, dicono per radio. Poi fuori è limpido.
In decollo non c'è vento, anzi talvolta sembra sbuffare da dietro. Si esce senza fretta uno alla volta, quando la nebbia lascia filtrare un po' di luce, si parte all'italiana.


È il mio turno. Stringo i cosciali per correre un po', ed esco nel bianco. Mi segue Ulisse, poi Marco. 

15, 20 secondi di bianco, tengo d'occhio la bussola e la direzione. Improvvisamente il lago mi si apre davanti, opaco. È bellissimo. Bellagio lì davanti e le sponde del lago in ogni direzione, e la luce sulle montagne. Tolgo le mani dai comandi, sfilo il guanto per far due foto con il telefono, e poi continuo a guardare per questi 15 minuti di privilegio. Ulisse mi vola accanto, Marco è un po' più in basso. Siamo altissimi, si passa sopra punta Bellagio, è così limpido che si vedono i fondali.
La nebbia sul decollo si è dissolta: fuori tutti! li guardo attraversare in fila mentre mi porto sull'atterraggio, una vecchia pista dei caccia della seconda guerra mondiale, un prato largo 30 mt e lungo 600. Averne a casa di atterraggi così!

L'aliscafo delle 17 ci riporta ad Argegno. Saluti e baci, poca voglia di ripartire, un appuntamento per la prossima gita, l'invito a venirci a trovare in Toscana, e di nuovo sull'autostrada, verso casa.


La Galbiga - Bellagio merita il viaggio, anche se è solo una planata. La compagnia accogliente e goliardica. Stupore e gioia sono il premio per aver macinato chilometri. Io, la rossa, l'ho comprata apposta...


domenica 29 settembre 2013

DEMO #2 - CHILI 3

Il Chili 3, taglia XXS è appena arrivato ma purtroppo la giornata non è delle migliori. E comunque, intanto, con Ulisse andiamo in decollo ad aspettare che la base si alzi.
Il Chili 3 è piccolo piccolo, con pochi cordini colorati, morbido in decollo, anche con un alito di vento, e i jet flap, che appena li devo vado a chiedere a cosa servano (abbassano la velocità di stallo)
Questa taglia (55-75 kg) mi permette di volare senza zavorra. Una favola!

Prima Parte (sabato)
Il volo delle 11 chiaramente salta, aspettiamo allora quello delle 13 per ambientarsi. Esco insieme al biposto per approfittare di una risalita, fuori non c'è quasi niente anche se la base si è alzata.
La vela è molto veloce, e molto molto efficiente, tanto che arrivo sopra l'atterraggio con oltre 600mt di quota.
Non essere affatto allenata a volare senza zavorra mi dà la sensazione di essere un po' scarica, mi sembra talvolta di ballare un po' nella selletta nonostante il niente lì fuori, e in virata,  porto fuori il peso per iniziare la manovra.
Mi sembra che la vela rallenti in ingresso, come se entrasse ritardata. Dove di che, invece, la vela si inclina e la virata è morbida e stretta quanto la vuoi.

Si torna su. Gli altri sono già usciti. La situazione delle termiche non è molto meglio, giro valori molto deboli  sulla palazzina, e su Matraia, poi seguo il biposto verso lo spigolo di Ciciana.
Recupero oltre 600mt, ed entro in base! Un po' degli altri - come ama dire Andrea - sono sotto.
La termica all'inizio è molto debole, tanto che mi porto sullo spigolo (se stacca, è lì!) ed inizio a girare ascoltando il vario (+0.3, +0.6). I primi due giri sono solo "secondo il vario", dopo invece il tutto mi sembra organizzato, e basta seguirlo.
I valori sono così deboli che l'impressione è che non sia la vela a dirmi dov'è la termica, non solleva un lato, ma che sia io a suggerire e solo dopo il primo giro la vela prenda la sua inclinazione di virata e tutto sia più facile.

Feeling: dinamica e performante
Senza dubbio si muove, abbastanza. Reattiva sui comandi, mentre nell'ingresso in termica sembra rallentatare. Anche se ancora non so se quest'impressione è dovuta ad un carico diverso sulla selletta (spostare 5 kg sul baricentro rende le manovre più efficaci) al quale non sono affatto abituata. Anche nel debole, però, mi ha portato in base!
Ho bisogno senza dubbio di un'altra prova...
(fine prima parte)




domenica 15 settembre 2013

DEMO #1 - MISTRAL 7

Da qualche tempo mi sono convinta che dopo due anni con il Dragon è ora di cambiare. La fine dell'estate, l'autunno sono perfetti per questo. Ogni tanto faccio un giro sul web per vedere cosa è disponibile per la mia taglia e le mie capacità. Ben poco, di solito.
In settimana però, mi sono decisa, ho fatto qualche telefonata, ed ecco: sabato è arrivata la prima demo.

Si va in decollo con la rossa, per il primo volo di ambientamento (grazie Ulisse per recupero ed assistenza!). Il Mistral 7 XS è piccola piccola, fa quest'impressione, 3 linee, le bretelle ed i cordini sottilissimi. Si fanno due gonfiaggi e poi, via, esco, per saggiarla lì fuori, in aria calma. Qualche virata, timorosa all'inizio, poi più decisa. Provo lo speed, e poi in atterraggio.

Atterro, e si torna di corsa in decollo, ché il volo di prova è quello delle 14! La giornata è un prefrontale, e promette un po' di vento da ovest. Guardo un po' di decolli poi tocca a me. Gira facile, sale veloce. Costone, palazzina, antenna. Sembra facile...
Il vento da ovest frena un po' tutti, vedo gli altri piantati e lo sono anche io. Però, a differenza del solito, quando il gps mi segnala 10 Km/h non scappo in atterraggio, col dubbio di arrivarci, ma resto lì, a girare, anzi mi sposto sul decollo che si sale meglio. M. e Bracino sono lì ed io... sono più alta! che gioia!
Pochi minuti, giusto il tempo di pensare "ma... sono in base?" e sparisco nel bianco. E' la prima volta che entro in nube in Pizzorne, ed uso la bussola: direzione 210°. Continuo a salire, quota 1700mt. Non ci resto a lungo, faccio le orecchie, e scendo quanto basta per vedere chiaro.  Sotto di me l'Angelo. Bracino m'ha visto sparire in nube e se ne è tenuto fuori.
Ho il vento contro, secondo lo strumento 17-25 km/h, ma l'efficienza mi convince, speed 1/2, direzione croce di Brancoli. Intanto si va!

Poco prima della croce, mi viene il dubbio di non arrivarci, alla croce. Viro a destra, sul canale, c'è anche termica, recupero un po', e parto per il traverso della valle di Diecimo.
Mi viene in mente che senza arrivare alla croce non riuscirò ad agganciare, che peccato! Ma tengo lo speed e la direzione. Punto il costone est, ché spesso c'è dinamica, agevolata dal venturi  della valle. Se arriverò sopra i fili, proverò a tirarmi su in dinamica, se no, pazienza. Arrivo più alta, faccio due passaggi in dinamica, recupero lo spigolo, poi il cucchiaio. Quindi lo spigolo di Dezza, giro, salgo, mi godo il panorama, cerco il paese dopo il bosco
Esco in valle con 900mt, vado controvento verso sud, giusto per provare ancora un po' lo speed, poi rientro col vento dietro, smaltisco ed atterro.

Ho volato 1h 20m, senza fatica, le creste mi sono sembrate sempre lì ad un passo. Il range di questa vela è 60-80 ed il mio timore era di essere estremamente scarica, nei miei 70 kg in volo + 5 di zavorra. Invece mi sono sentita a casa.
Piuttosto che pensare : ho 1700mt, cosa ci faccio? è stato piuttosto guardare e andare, e arrivarci.

Feeling: professionale. E' la prima parola che mi è venuta in mente. Come quando hai a che fare con un professionista molto bravo e fino a ieri t'eri arrangiato con un cugino.
Precisa, ti suggerisce dov'è la termica, ma aspetta te per entrarci, entra pulita senza fatica, non fatichi a tenerla dentro. Dell'efficienza c'è poco da dire: esaltante!

Giusto un anno fa a Diecimo, in altre condizioni, ho provato il Rush2: emozionale. Nella termica non solo ti suggerisce dov'è ma  ti ci tira dentro. M'hanno spiegato che è perché picchia, accelera all'ingresso in termica.

Prossimi passi: Attendo le altre vele in prova, spero presto, per confrontarle, e scegliere alla svelta, che ho voglia di allenarmi!


lunedì 5 agosto 2013

DOLOMITI

Dopo diversi week end fuori casa, pianificati e poi rimandati per aver troppo dato retta alle previsioni, questo week end è diverso. Ulisse e Giò vanno a volare verso Feltre. Ci si aggrega. Punto. Da Firenze sono sono circa tre ore.
Nonostante il palio di Feltre, Booking.com funziona benissimo per trovare una sistemazione in zona atterraggio a un prezzo decente. Si prenota giovedì, e il venerdì su va a lavorare con la vela e lo zaino già in macchina, che quando suona la campanella si parte. Da questo punto di vista, la rossa è perfetta. Nel bagagliaio ci stanno esattamente vela, casco, strumenti, zaino e zavorra. E anche costume e asciugamano, s'intende.
Destinazione Feltre. Ulisse e Giò ci aspettano alla Birreria di Pedavena, davanti a una centenario.

Sabato le previsioni danno una giornata oltremodo stabile, siamo appena sopra l'inversione e insomma alle 10 siamo già in decollo, il caldo è appiccicoso, e anche in quota migliora solo di un po'. Ci sono i ragazzi delle scuole locali.
Ma il segnale che è ora di uscire ce lo danno un po' di falchetti che salgono leggeri alla nostra destra. Giò non aspetta oltre, si prepara ed esce. In un attimo è già lì a girare quella termica. Nonostante le previsioni con basi a 1500 anche io raggiungo i miei 1700 mt sullo spigolo sopra un boschetto di pini.
Si gira stretto e  stare nell'inversione si fa sentire sullo stomaco: bolle bolle e ancora bolle, nonostante il suono debole del vario. Mentre faccio top, ecco che sono usciti i locali, Ulisse si accoda e ci aspetterà giù alla birreria. Torniamo in decollo più per il fresco che per la planata della sera. M. si offre di fare il recupero e mi aiuta a decollare con un filo di vento.

Per la domenica decidiamo di andare sul Dolada, promette quote maggiori e aria meno stabile. I windgram vengono rivisti, al peggio, al mattino, ma intanto si va, poi si vede. Atterraggio, poi in decollo. Almeno farà più fresco. È caldissimo anche lì. Aspettiamo. Giò scalpita, appena esce un pilota che fa qualcosa di più di un dritto, sulla termica del rifugio, ecco ci prepariamo, poi si esce. Anche oggi usciamo praticamente prima dei locali. La termica del boschetto è tutta mia, è accostata alla cresta e la seguo. Menomale ho tutta la zavorra. La termica è impegnativa e insomma, decide lei che si deve girare e da che parte: oggi si gira solo in senso orario. Non ti viene neanche in mente di uscirne. Arrivo a 2050, mentre giro contro monte e penso "cos'era quella cosa che volevo cambiar la vela?". Il giro da fare è l'anfiteatro verso est, intanto mio avvio lungo il costone, più avanti c'è Ulisse.
Più avanti c'è uno scalino sulla roccia, senz'altro lì ci deve essere un punto di innesco. In effetti c'è, e c'è anche un bello schiaffo. I ragazzi completano il giro dell'anfiteatro, io invece torno indietro recupero un po' di quota e mi dirigo verso il lago per poi aspettarli in atterraggio.

Meno di un'ora di volo, però che fatica. Sono davvero poco allenata alla resistenza. Di buono c'è che io quella termica non l'ho mollata, e la vela l'ho gestita al meglio. I domenicali locali, invece, lì attaccati al bosco non sono abituati a starci, abituati come sono a termiche sempre ampie e generose.
C'è da tornarci da queste parti, prima possibile. È bellissimo e maestoso.

Rientriamo, ma perché non passare a vedere dov'è il decollo di Rèvine? Atterraggio immenso, decolliamo da un prato che ci pare il decollo per poi accorgersi che quello ufficiale era un po' più in là. Un'oretta di termodinamica per sgranchirsi un po' e riprendere la strada di casa.

Non è l'andare e fare. La parte più dura sono gli ultimi 170 km del viaggio di ritorno...