venerdì 3 luglio 2015
giovedì 2 luglio 2015
e sale sulla pelle
Ho il mal di terra. Mica pensavo si potesse avere.
Da una settimana ho le vacanze al mare: le mie otto ore in ufficio e poi si attraversa la strada e di corsa al mare, che ci sono i ragazzi.
Si comincia così, un giovedì pomeriggio. Appuntamento a Cala Moresca.
Robi, sai nuotare vero? Non posso avvicinarmi di più. Menomale ho un po' di fiato, ma 200 mt a dorso non finiscono mai. Porterò le pinne, che è più comodo.
Robi, sai nuotare vero? Non posso avvicinarmi di più. Menomale ho un po' di fiato, ma 200 mt a dorso non finiscono mai. Porterò le pinne, che è più comodo.
Gabri, Luca, Gipo, Tega, Eli.
Da una settimana casa mia diventa il quartier generale.
La costa vista dal mare è un privilegio. Cullati dall'acqua, accarezzati dal vento. Giusto il tempo di scappare dal lavoro, darsi un appuntamento di fronte a una spiaggia, e già siamo ad aspettare il bagno del tramonto.
Poca, pochissima voglia di salutarsi. Allora resto per cena, e... e se dormissi anche io qui, di fronte alla sterpaia? È luna piena, la notte è calda, la costa accesa e Vega sulla testa.
Il caffè delle 7, e poi il primo bagno del mattino, che c'è da andare a lavorare.
La scrivania ondeggia leggera.
martedì 9 giugno 2015
Pian di Scò
Nelle ultime settimane la rossa ha un po' cambiato itinerario.
S'inizia un giovedì da prendere ferie al volo, che pare sia buona, e poi ogni scusa è buona per tornare.
C'è la festa in decollo da far mattina in tenda, o c'è un sabato sera che trenta gradi a Lucca son troppi e si va a sentir suonare.
Che sia l'estate nell'aria.
Nella rossa aggiungo anche la tenda, che gli Uccellacci preannunciano una festa in decollo. Decido all'ultimo però lunedì sera, e mi presento a cena con fragole e panna.
Si sale a piedi alla croce di Massanera, per dormire in decollo, dopo un'ultima grigliata di pesce. È quasi mattina. Gabri ha per mantello un sacco a pelo azzurro e svolazza leggero.
La mia tenda minuscola da dividere, il fuoco, il vino, le risate, l'aria dell'estate somiglia davvero a una notte di qualche anno fa. Appennino, invece che Apuane. Massanera invece che Sumbra. Vega, da qualche parte, allo zenit.
Il martedì la testa è pesante, ma si vola, si dormicchia in decollo, si aspetta che il vento molli un po' per farci decollare. M'imbraco. Il vento è laminare. David mi fa togliere acqua e piombo, e mi mette a far quasi due ore di gonfiaggi. Ne ho davvero bisogno, si sa. Veniamo quassù a giocare la sera, mi dice. Il premio per tanto sudore è la planata su Cascia, mentre il sole tramonta ed è già passata l'ora di cena.
Sono accoglienti, gli Uccellacci. Che ti sembra d'esser di casa. Che a casa loro c'è sempre posto e sul loro divano, o in giardino, a Pian di Scò ogni sera c'è qualcuno diverso da ospitare.
Il martedì la testa è pesante, ma si vola, si dormicchia in decollo, si aspetta che il vento molli un po' per farci decollare. M'imbraco. Il vento è laminare. David mi fa togliere acqua e piombo, e mi mette a far quasi due ore di gonfiaggi. Ne ho davvero bisogno, si sa. Veniamo quassù a giocare la sera, mi dice. Il premio per tanto sudore è la planata su Cascia, mentre il sole tramonta ed è già passata l'ora di cena.
Sono accoglienti, gli Uccellacci. Che ti sembra d'esser di casa. Che a casa loro c'è sempre posto e sul loro divano, o in giardino, a Pian di Scò ogni sera c'è qualcuno diverso da ospitare.
lunedì 11 maggio 2015
Santa Elisabetta /again
Ogni volta che vado a Santa Elisabetta, ci lascio un pezzo di cuore. Porto a casa un pezzo di cuore.
Lo dicevamo da un po', d'aver di nuovo voglia degli gnocchi al gorgonzola da Jacopo, a Salto. Appena è buona si va.
Sarei andata a vedere la gara di Lega, sembrava l'avrebbero fatta in Toscana. Poi invece giovedì sera la conferma: la gara è in Cavallaria. Allora.... allora è buona anche a Santa!
Ci sono giorni che serve davvero poco, che la mia indole da #LaSegretaria-tutto-fare è sopita, che ci si sente e ci si dice: "Si parte stasera?", e in due ore si va, ché la rossa è già pronta dal mattino.
Ho lasciato a casa l'ansia di questi mesi, io e Emilia siamo partite leggere. Nel sole del pomeriggio per goderci il week end. Niente che abbia il peso del quotidiano, niente che ci tenga coi piedi per terra, niente zavorra: anche il piombo l'ho lasciato in decollo e probabilmente adesso sarà ad Andrate. Che sia la volta buona che imparo a volare senza zavorra?
Ti prego: non lo facciamo adesso il debriefing del mio cross: ho ancora le lucciole negli occhi, aspetta ancora un po'.
Ci sono week end fatti di risate, di leggerezza, di sorprese, week end che tutto è buono, è vivo. Che volare è anche questo.
...mi porti a volare?
mercoledì 17 dicembre 2014
La TRAVERSATA (dell'Appennino, in invernale)
Da un certo numero d'anni Mauro, il Bove, parte per la traversata dell'appennino in invernale. Più in cresta, o a mezza costa secondo quanto l'inverno è arrivato.
Ogni tanto qualcuno l'accompagna, qualche volta da solo.
Sostiene che di solito in estate lavora e di tempo ne ha solo in inverno. Vale a dire: in estate sono capaci tutti. Mauro e Said, da oltre vent'anni. Dei due quello saggio è Said, s'intende.
Perché c'è da esser matti ad affrontare l'Appennino in inverno, dicono. O a portarci un'allieva, per dire.
Perché c'è da esser matti ad affrontare l'Appennino in inverno, dicono. O a portarci un'allieva, per dire.
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| Shila, verso il Muraglione |
La traversata dell'appennino in invernale quest'anno l'ho fatta anche io. Inutile stare a dire perché mai nonostante un ginocchio rotto ad un certo punto ho deciso di partire. Perché Mauro è finalmente in pensione, o perché pare che sia l'ultima traversata di Said anch'esso prossimo alla pensione, anche se quando gonfia i muscoli del collo e s'inarca non lo diresti mai. C'è dell'altro.
6 tappe, divenute 7 in un pomeriggio di fango, per portarci da Lucca a Capo d'Arno, seguendo per buona parte lo 00, la GEA.
L'idea è di partire prima possibile, appena è inverno, ma prima che nevichi. Il bagaglio al minimo, i cavalli allenati, la sella nuova. Le mie ore di spinning in preparazione a proteggere crociato e menischi.
Un paio di tappe di avvicinamento, l'accoglienza della Revia, e la compagnia di Cinzia.
Mauro dev'esser certo cambiato negli ultimi 15 anni ma la moglie del canadese non ha dubbi su Said: io quell'arabo bianco lo conosco, mi dice: è quello che balla?
E poi inizia l'Appennino. Lo Zuccotto, le Scalette.
La voce di Mauro per quando il gioco si fa più duro.
Shila è pronta e lo sono anche io. Così attenta da inchiodarsi sugli zoccoli quando scivolo sulle foglie e fermarsi anche solo a un centimetro da me.
Non si incontra praticamente nessuno di monte in monte, solo la tramontana sul viso e il mondo ai tuoi piedi. È così limpido che si vede da mare a mare. I tre giorni più belli dell'inverno.
C'è della gente incredula, invece, generosa, determinata e paziente, a dar supporto a questi due cavalieri.
"Due a cavallo non si lasciano da soli in inverno" ci dice Sergione alla terza tappa, quando non credeva davvero che saremmo arrivati, e un po' d'altre cose che sottolineano quanto sia davvero insolita una traversata in invernale.
Grazie allora Francesco, Giovanni di Moscheta, Angiolino, Tazio che avete accolto noi e i ragazzi tra MontiFreddi e Pietramala quando la quarta tappa sono diventate due, per un bivio sbagliato che ci ha rubato almeno un paio d'ore di luce.
I tortelli della Bionda di Casaglia, da mangiarne almeno un altro piatto.
L'Eremo di Paolo ed Elisa, in una vallata immensa raggiunta in un pomeriggio di sole e una notte piena di stelle. Di lì c'è poco per il Muraglione, e poi ultima tappa verso il Faltrerona e Capo d'Arno.
Non è tanto il salire verso Monte Falco, c'è un po' di ghiaccio e neve, da fare attenzione e riprendere fiato. È l'altro versante quello complicato. Nebbia e vento alla croce del Falterona, lastroni di ghiaccio, e neve, e poi neve ghiacciata per scendere, e poche ore di luce davanti.
Seguo Mauro e Said, sui sentieri stretti e ghiacciati, o nelle discese ripide. La testa al monte, il cuore in gola. Fino a trovare la strada verso Castagno d'Andrea davanti al focolare di Giuseppe e Ivana.
Il sabato più o meno si passa per riportare a casa mezzi e cavalli. Grazie Enrico che ci ha traghettati indietro.
Si festeggia: il Bianchi e la sua allieva tornano vittoriosi, coi cavalli più allenati della piana di Lucca.
Un paio di tappe di avvicinamento, l'accoglienza della Revia, e la compagnia di Cinzia.
Mauro dev'esser certo cambiato negli ultimi 15 anni ma la moglie del canadese non ha dubbi su Said: io quell'arabo bianco lo conosco, mi dice: è quello che balla?
E poi inizia l'Appennino. Lo Zuccotto, le Scalette.
La voce di Mauro per quando il gioco si fa più duro.
Shila è pronta e lo sono anche io. Così attenta da inchiodarsi sugli zoccoli quando scivolo sulle foglie e fermarsi anche solo a un centimetro da me.
Non si incontra praticamente nessuno di monte in monte, solo la tramontana sul viso e il mondo ai tuoi piedi. È così limpido che si vede da mare a mare. I tre giorni più belli dell'inverno.
C'è della gente incredula, invece, generosa, determinata e paziente, a dar supporto a questi due cavalieri.
"Due a cavallo non si lasciano da soli in inverno" ci dice Sergione alla terza tappa, quando non credeva davvero che saremmo arrivati, e un po' d'altre cose che sottolineano quanto sia davvero insolita una traversata in invernale.
Grazie allora Francesco, Giovanni di Moscheta, Angiolino, Tazio che avete accolto noi e i ragazzi tra MontiFreddi e Pietramala quando la quarta tappa sono diventate due, per un bivio sbagliato che ci ha rubato almeno un paio d'ore di luce.
I tortelli della Bionda di Casaglia, da mangiarne almeno un altro piatto.
L'Eremo di Paolo ed Elisa, in una vallata immensa raggiunta in un pomeriggio di sole e una notte piena di stelle. Di lì c'è poco per il Muraglione, e poi ultima tappa verso il Faltrerona e Capo d'Arno.
Non è tanto il salire verso Monte Falco, c'è un po' di ghiaccio e neve, da fare attenzione e riprendere fiato. È l'altro versante quello complicato. Nebbia e vento alla croce del Falterona, lastroni di ghiaccio, e neve, e poi neve ghiacciata per scendere, e poche ore di luce davanti.
Seguo Mauro e Said, sui sentieri stretti e ghiacciati, o nelle discese ripide. La testa al monte, il cuore in gola. Fino a trovare la strada verso Castagno d'Andrea davanti al focolare di Giuseppe e Ivana.
Il sabato più o meno si passa per riportare a casa mezzi e cavalli. Grazie Enrico che ci ha traghettati indietro.
Si festeggia: il Bianchi e la sua allieva tornano vittoriosi, coi cavalli più allenati della piana di Lucca.
lunedì 6 ottobre 2014
week end di fine estate
Gli amici si preparano ad andare sul Sumbra, per me, per il mio ginocchio, è ancora presto.
I windgrams dicono sia buona solo a Diecimo, e allora capita di salire in decollo al primo giro, a prendere il sole, che sembra ancora estate, e la giornata ancora non è partita.
Arriva in decollo chi a Diecimo più o meno ha fatto giusto l'esame, e ti trovi a spiegare che di là c'è la croce di Brancoli, e ci si dovrebbe appoggiare su quella gobba per passare la valle del Serchio, che a nord c'è il Prato Fiorito e poi l'appennino, e ad ovest le Apuane, e di là da quella cresta il Prana e, di fronte, Camaiore.
Che buffo, sai: il pollo di casa che racconta di creste sognate, dove non è stato mai, a chi mentre parli è già a farsi i conti della quota che serve per passare.
Ed oggi? Oggi è nord-est, sarebbe da andare al mare, dico. È giusto lì dietro. Magari, penso. Sarei dovuta andarci con la quota di marzo , a saper la strada.
Stessa frequenza, si gira insieme la prima termica. Parte sulla cresta. Parto anche io.
La cresta tiene, ma solo un po', e sullo spigolo macché non c'è la termica che mi aspettavo...
Dietrofront! sono controvento e la cresta ovviamente non tiene più.
Ma quanti c@@o di boschi ci sono a Diecimo! Li ho visti piuttosto da vicino, pianta per pianta. Quanto sono lunghi 5 minuti per venirne fuori!
La radio mi suggerisce d'appoggiarmi lì a sinistra, che senz'altro un po' darà. M'aspetta parcheggiato sullo spigolo, fino a che non mi vede al sicuro su Dezza, poi lo vedo partire verso ovest.
Amelio ha lasciato la termica e s'è parcheggiato a vedere dove diavolo andrò a finire. M'aspetterà in atterraggio per dirmene quattro...
Sbuca inaspettata da Valdottavo la vela viola. È andato a Camaiore ed è pure rientrato.
Io, se mai da Diecimo passerò il Prana, di sicuro andrò ad atterrare al mare, per godermi l'ultimo bagno dell'estate. Il bikini è da sempre nel cockpit.
Domenica i wingrams lasciano sognare.
Propongono basi a 2000 in Pizzorne e 2500 a Diecimo. Siamo tutti qui.
Abbiamo scherzato, eh, dovrebbero scrivercelo in fondo.
Propongono basi a 2000 in Pizzorne e 2500 a Diecimo. Siamo tutti qui.
Abbiamo scherzato, eh, dovrebbero scrivercelo in fondo.
È un esercizio di pazienza, invece. Metro su metro, i picchi che gli altri hanno registrato io non li ho trovati, e volare senza zavorra stavolta davvero aiuta.
Palazzina, antenna, decollo, Gromigno. Avevo voglia oggi di tornare a Diecimo, e di andarci in volo. È ancora nord est sopra le creste, debole debole, quello che serve.
Davanti a me c'è un delta parcheggiato: posso partire anche io.
Tengo d'occhio l'altimetro e finalmente questa volta non mi faccio fregare dalla parallasse. La croce di Brancoli è intorno ai 700mt, e ho ancora quota da spendere, non sono così bassa.
A Diecimo si sale poco, giusto un giro per Dezza, con Ulisse che gioca con il Rush 4.
La vela viola nel frattempo sta tornando in Pizzorne con una quota davvero ridicola.
giovedì 5 giugno 2014
LUCCA e LA GARFAGNANA
(pubblicato sul n. 249 di Volo Libero FIVL, maggio 2014)
su un'idea di Luciano Cassiago.
La prima volta che sono stata a Lucca, da sola, avevo ancora la vela scuola. Coi 1500 mt recuperati sull’atterraggio, iniziati a girare nel debole bip-bip del vario per il solo gusto che il volo durasse un po’ di più. La città si avvicina maestosa, con le Mura seicentesche, e i prati delle corse campestri degli anni della scuola. Sulla carta sono solo 13 km, ma appena metti giù i piedi a porta San Jacopo, la gioia è così tanta che non puoi non telefonare a casa “babbo, sono a Lucca!” “Ma non ci vai tutti i sabati?”. Già, ma oggi ci sono arrivata in volo, e da sola per giunta.
Lucca e la Garfagnana
Costeggiando il fiume, appena ci si affaccia oltre Valdottavo, la valle del Serchio si apre alla vista di chi percorre verso nord la provinciale Ludovica o la Statale del Brennero e dell’Abetone. Il decollo di Diecimo, la croce di Brancoli, boa per chi fa il traverso dalle Pizzorne, e verso nord, il Prato Fiorito: in pochi km, a nord di Lucca, si concentrano tre campi di volo, adatti a tutte le esigenze: allievi e principianti, domenicali che aspettano la sera, piloti esperti a caccia di cross impegnativi, turisti per una passeggiata tra le nuvole.
Da quasi trent'anni a Diecimo si viene ad imparare a volare. Due scuole formano qui i loro allievi, ed altre ci raggiungono in prossimità degli esami. È un’isola felice: quando nel resto della Toscana la meteo è avversa, ritorna anche chi qui ha imparato a staccarsi dal suolo e poi ha spiccato il volo per altri decolli: Diecimo stupisce per la sua capacità di farci volare quando altrove tutti stanno a terra.
È la morfologia della valle che regala voli insperati in dinamica o termodinamica per ogni stagione dell'anno: la conformazione del costone e della valle del Serchio che lo fiancheggia permettono un perfetto allineamento della brezza che si incanala da sud. I venti da nord e da est vengono attenuati dall’Appennino o dalle Pizzorne, e il sud prevale , e te lo trovi dritto in decollo. Qui per volare un po’ di vento ci vuole,è bene dirlo, perché il decollo è piuttosto corto e non permette grandi prese di velocità.
È un volo molto spesso stanziale, ma se si riesce a far quota, almeno 1500 mt, anche da Diecimo si parte per il cross, verso le Pizzorne o Prato Fiorito, magari, in giornate speciali, ad ovest verso il mare. Più facile però venire ad atterrare a Diecimo dalle Pizzorne, seguendo il crinale verso nord-ovest, o nelle giornate buone, da Prato Fiorito passando la Val Freddana e sorvolando il ponte del Diavolo, che rappresenta questa parte di Garfagnana ed i ragazzi del Club di Diecimo hanno disegnato sulle maglie da qualche tempo.
L’altopiano delle Pizzorne si affaccia sulla piana di Lucca, sui monti pisani e sul mare, offrendo un meraviglioso scenario naturale e culturale. Oltre al superbo panorama sulla città famosa in tutto il mondo per le sue bellissime mura circondate da vasti prati - ottimi atterraggi- e per il suo centro storico, da qui si vede il mare in lontananza, la catena delle Apune e dell’Appennino e si sorvolano sulla via dell’atterraggio le famose ville seicentesche che caratterizzano questo angolo d’Italia davvero affascinante.
Il sito di volo è di quelli completi, in termini di opportunità di volo e di condizioni: i piloti meno esperti sceglieranno gli orari più calmi del mattino o della sera, per la gioia di una planata sulle principesche Ville di Marlia, con i loro curatissimi parchi, e su splendide distese di ulivi e casali in pietra, badando però di non baloccarsi strada facendo, ché in atterraggio si arriva in efficienza ma senza troppo margine e per buona parte del volo sotto i piedi si hanno solo boschi, ulivi, e vigne.
Nelle ore centrali dei giorni di primavera, ed in estate, le Pizzorne regalano frizzanti voli in termica e interessanti opportunità di cross. Un paio di termiche di servizio consentono solitamente di spostarsi a sud verso Lucca, ad ovest verso il Serchio e Diecimo, oppure ad est verso Pescia e Collodi. Nelle giornate davvero buone, è poi possibile arrivare a nord fin verso l’Appennino, per rinfrescarsi con una birra da Beppe a Prato Fiorito. Il volo è un po’ impegnativo, soprattutto nelle ore centrali: le termiche che si staccano a volte sono solo bolle, strette e frastagliate dal maestrale del pomeriggio.
Il volo che riempirà gli occhi ed il cuore di chi avrà la fortuna di compierlo è quello che porta dal decollo delle Pizzorne fin sopra la città di Lucca. La magia non sta tanto nei 13 km di pianura, con i loro punti di sgancio delle termiche piuttosto prevedibili e ripetitivi, quanto nel sorvolare uno dei centri cittadini meglio conservati d’Italia ed atterrare ai piedi delle sue maestose Mura, smaltendo la quota residua davanti agli occhi affascinati di migliaia di cittadini e turisti.
Il sito ospita anche un cospicuo numero di deltaplanisti, per i quali è un vero paradiso: è l’unico decollo raggiungibile completamente in auto, sotto il pilone dell’Alta Tensione che dà nome al club locale, pochi passi sul prato e via, verso la piana, l’Appennino, o le Apuane. Il volo è un po’ tecnico, le termiche strette. C’è Daniele con l’ala rigida, che ogni tanto lo perdi di vista e ti telefona dal Mugello, dalla Maremma o dal Subasio, e ti chiede soltanto di recuperargli l’auto...
Di Prato Fiorito, da pollo, respiravo l'attesa. Quella che ti fa fermare sulla strada per il decollo consueto a traguardare se di neve ce ne fosse ancora e a stimare quando sarebbe potuta iniziare la stagione. Conoscevo la luce negli occhi di chi -se il meteo prometteva- riusciva a lasciare il lavoro alle 10 del mattino per andare lì a volare. Ma solo quando sei là fuori ne scopri la magia.
È un volo in termica, impegnativo e generoso. Un immenso prato verde per decollare. E camini sulla parete rocciosa a sud dove si sale velocemente e con forza; in pochi istanti si è già sul culmine del Prato, a guardare il Mosca, il Tre Potenze, il Rondinaio, e tra loro l'Orrido.
L’Orrido di Botri è una spaccatura nella montagna, una lama stretta, un’aspra gola calcarea dalle ripide pareti scavate in profondità dalle fredde acque del Rio Pelago. L’avevo visto, da dentro, in un percorso di 5 ore scendendo dentro l’alveo del torrente con muta, imbraco, discensori e corda accompagnata dalle guide di torrentismo. A vederlo dall’alto, l’Orrido fa davvero paura. Di qui comincia l'appennino Tosco Emiliano. Di là dalle creste l'Emilia, e nelle domeniche di sole spuntano le vele di chi, proveniente da quella parte, è animato dallo stesso spirito.
Il giro del pollaio lo chiamano quelli bravi. Si risale la cima del Prato Fiorito, si fa quota, ci si sposta sul Mosca, e poi di lì si attraversa l’Orrido verso il Rondinaio, il Tre potenze, di nuovo il Mosca per atterrare da Beppe, o di nuovo sul Prato, dopo un giro sul Coronado, per il top sulla sella accanto al decollo. In questo cross non ci sono atterraggi di fortuna, di nessun tipo. Si fa top su quell’immenso panettone brullo che è il Prato Fiorito, c’è tutto lo spazio che si vuole. Se proprio non ci si fa a salire nei camini, si atterra giù in valle, a San Cassiano dove c’è un unico campo in discesa. Anche atterrare da Beppe, accanto al parcheggio, è piuttosto impegnativo.
Per chi invece torna sul Prato con abbastanza quota, c’è la possibilità di un cross verso Diecimo, o le Pizzorne, tenendo d’occhio il bosco da attraversare ed i pochi atterraggi alternativi nella valle del Serchio.
La zona di Lucca, allora, vale sicuramente una visita, sia culturale che con la vela al seguito. I tre siti offrono condizioni e possibilità di volo variegate ed adatte a tutti i livelli. Innumerevoli le alternative al volo per chi vuole arricchire la propria vacanza.
Il paesaggio è variegato e suggestivo, aspro a volte, l’alternarsi di creste e colline prepara dolcemente l’avvicinarsi dell’Appennino e delle Apuane. Verso sud i paesi arroccati al sole sui costoni lasciano il posto alle Ville maestose delle famiglie principesche, e attraversando la piana fanno desiderare le Mura della città. Il fiume Serchio e la sua valle non molto ampia raccolgono la brezza e modificano i venti regalando voli insperati in ogni stagione. Sono boschi di castagni e querce, e olivi e vigne che profumano e colorano la primavera, e rendono ogni chilometro percorso una conquista e una gioia.
Sono chilometri densi: di volo, di natura, di cultura, di buon cibo. Come certi week end.
Infine l’elemento soggettivo, non perché sia meno importante ma proprio perché è speciale: qui da noi un sorriso, una battuta, un aiuto, non lo si nega a nessuno. Fate attenzione quindi perché questo posto, la sua gente, i suoi voli, vi rimarranno nel cuore e vorrete sicuramente ritornarci.
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Per chi non vola:
un giro in centro a Lucca, e sulle mura; il percorso della marcia delle ville a Marlia; prendere il fresco sull’Altopiano delle Pizzorne; il Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano; Canyoning nell’Orrido di Botri o nel Rio Selvano; Rafting nella Lima; Escursioni sul Prato Fiorito : trekking, cavallo, montain bike, quod.
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Diecimo:
↗ 43°58’39.36″N, 10°30’13.32″E, 720m slm,
Esposizione: Sud, decollo rovescio da preferirsi. Vento talvolta rafficato.
Esposizione: Sud, decollo rovescio da preferirsi. Vento talvolta rafficato.
↘ 43°58’5″N, 10°31’22″E, 52 m slm
Top Landing impegnativo per la termica di servizio e gli alberi.
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Pizzorne
↗ 43.93402 N, 10.58442 E , 940 m slm, Esposizione: Ovest
↘ 43.89997 N, 10.57112 E, 71 m slm
Volo in termica.
Top Landing non possibile per la presenza di cavi elettrici e antenne.
Top Landing non possibile per la presenza di cavi elettrici e antenne.
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Prato Fiorito
↗ 44.05403 N, 10.62032 E, 1200 m slm, Esposizione: Sud. Immenso.
↘ Top Landing, ovunque sul Prato Fiorito.
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